Cortisone, acido jaluronico, PRP e cellule staminali

Dr. Biazzo Alessio, ortopedico specializzato in chirurgia protesica mininvasiva del ginocchio e dell’anca e medicina rigenerativa

Le infiltrazioni articolari, sia del ginocchio che dell’anca, rappresentano  un trattamento conservativo mininvasivo della gonartrosi e coxartrosi. Tali trattamenti hanno l’obiettivo di ridurre il dolore dei pazienti e migliorare il movimento dell’articolazione. Tali obiettivi possono essere perseguiti mediante diverse sostanze, quali cortisone, acido jaluronico, PRP (plasma ricco di piastrine) e cellule staminali, ciascuna con diverse caratteristiche ed obiettivi. Vengono eseguite a mano libera nel ginocchio e sotto controllo ecoguidato nell’anca.

Le infiltrazioni con cortisone (che è il più potente antinfiammatorio che abbiamo a disposizione) hanno il solo ed unico obiettivo di ridurre l’infiammazione ed il dolore dell’articolazione affetta. Possono essere usate sia in caso di artrosi che artrite infiammatoria. Hanno però alcune controindicazioni relative, come il diabete e l’ipertensione arteriosa: in questi pazienti vanno somministrate valutando con attenzione il rapporto rischio/beneficio. Vengono eseguite generalmente in cicli di 3 infiltrazioni a distanza di 7-15 giorni l’una dall’altra.

Le infiltrazioni con acido jaluronico invece non hanno nessuna controindicazione (se non le allergie ai prodotti utilizzati) ed hanno l’obiettivo di lubrificare l’articolazione ma non di spegnere la flogosi, al contrario del cortisone. Vengono eseguite in cicli di 3 sedute a distanza di 7-15 giorni l’una dall’altra. Nell’anca invece viene generalmente eseguita una unica somministrazione ogni 6 mesi con una speciale formulazione. Non hanno lo scopo di risolvere l’artrosi o rallentarla ma solo quello di togliere il dolore. Ultimamente in commercio sono apparse formulazione in singola dose anche per il ginocchio, passando quindi da 3 ad 1 sola infiltrazione.

Le infiltrazioni con PRP (plasma ricco di piastrine) rappresentano invece un trattamento autologo biologico (cioè qualcosa derivata dallo stesso paziente) e consistono nell’infiltrazione intrarticolare di un derivato plasmatico e piastrinico ottenuto dalla centrifugazione del sangue. La letteratura più recente afferma che la loro efficacia è lievemente superiore rispetto all’acido jaluronico (beneficio medio di 12 mesi rispetto ai 9 dell’acido jaluronico). L’unica pecca è che non sono coperte dal sistema sanitario nazionale e quindi sono a carico del paziente.

Le infiltrazioni con cellule staminali (prelevate dal tessuto adiposo del paziente) rappresentano la tecnica più all’avanguardia in tale contesto.

La tecnica nasce alla fine degli anni Novanta ma è solo recentemente che si sta diffondendo in Italia. Esistono diversi tipi di cellule staminali (dal cordone ombelicale, dal tessuto osseo e dal tessuto adiposo) ma le più semplici da prelevare sono sicuramente quelle del grasso addominale.

La tecnica consiste in una vera e propria liposuzione addominale: il tessuto adiposo viene centrifugato in una apposita centrifuga e vengono così prelevate e cellule staminali mentre il tessuto di scarto viene eliminato. Le stesse vengono infiltrate nell’articolazione interessata nello stesso intervento chirurgico, eliminando così la necessità di sottoporsi a due interventi, come previsto per altre tecniche.

Il beneficio di tale trattamento è sia meccanico che chimico: il primo effetto è dovuto all’effetto lubrificante delle cellule staminali (un po’ come l’acido jaluronico), il secondo invece, più duraturo, è dovuto all’azione delle cellule staminali, che attivano una cascata enzimatica che porta un effetto antinfiammatorio ed antiapoptotico, favorendo la differenziazione delle staminali in tessuto cartilagineo (anche se questo è stato dimostrato solo in vitro e non in vivo). Gli studi dimostrano un importante effetto antalgico e rigenerativo nei pazienti trattati. La dimissione è prevista per il giorno successivo al prelievo ed il paziente dovrà semplicemente portare una panciera elastica per 15 giorni. La terapia può anche essere abbinata ad un trattamento artroscopico nel caso ci sia la necessità di eseguire trattamenti meniscali o microperforazioni.

La recente letteratura scientifica afferma che il vitro tali cellule possano far rigenerare la cartilagine ma in vivo questo non è ancora stato dimostrato. Anche in questo caso la procedura non è coperta dal sistema sanitario nazionale ed è a carico del paziente.

A cura del Dr. Biazzo Alessio, ortopedico specializzato in medicina rigenerativa e chirurgia protesica mininvasiva del ginocchio e dell’anca