Quella del peso dell’anima è una di quelle cose che un po’ tutti abbiamo sentito dire almeno una volta magari durante il percorso didattico o leggendo qualche curiosità in merito, ma vediamo di far luce sulla questione che può risultare, senza dubbio, interessante.
Nel 1901, in Massachusetts, il dottor MacDougall intendeva dimostrare che l’anima umana ha una massa e, in quanto tale, è misurabile per definizione.
L’esperimento avvenne su sei pazienti moribondi il cui peso venne misurato prima, dopo e nel momento della morte al fine di rilevare eventuali differenze nel peso corporeo.
I pazienti vennero naturalmente scelti con cura, così  come il personale coinvolto nell’esperimento e quando il primo paziente morì si verificò un dato che possiamo definire interessante: quasi all’improvviso, qualche secondo dopo la morte, il peso corporeo risultava inferiore di qualche grammo, i “grammi dell’anima” risultavano essere 21.

Cosa provocò questa perdita?

Nel corso del tempo, ormai sei anni dopo l’inizio dell’esperimento, il New York Times descrisse brevemente la scoperta affermando che quando il paziente ha cessato di vivere il cambiamento di peso fu talmente repentino da stupire tutti, come se qualcosa avesse abbandonato il corpo.
Naturalmente come ogni grande ricerca scientifica essa non può conclusa così facilmente ma al contrario va dimostrata e per farlo il dottore decise di effettuare lo stesso esperimento su quindici cani e lo stesso sui topi.
Il risultato? Il peso del corpo rimaneva invariato, permettendogli in tal modo di affermare che solo gli esseri umani hanno un’anima.
Nonostante oggi possano  apparire come degli esperimenti “immorali” essi suscitano comunque interesse soprattutto dal punto di vista religioso per via dell’inevitabile sostegno che una scoperta scientifica determinerebbe.
Al di là di quanto affermato in questa ricerca, molti di noi credono nella spiritualità e al momento di andare tutti desideriamo il giusto saluto, come quello che è possibile organizzare con la Cattolica San Lorenzo che si occupa di sepoltura.

La fotografia ruba l’anima

Il concetto di “anima” cattura da sempre l’attenzione dell’uomo, alcune credenze antiche e popolari affermano che la propria immagine che sia riflessa in uno specchio, dipinta in un quadro o immortalata attraverso una fotografia, sarebbe in grado di imprigionare l’anima del soggetto.
Anche in questo caso è possibile dare una piccola parte di ragione a queste affermazioni: le fotografie, per definizione, sono in grado di creare una dimensione senza tempo, un ricordo che diventa indissolubile, i soggetti di una foto diventano immortali e con essi ciò che li ha caratterizzati.